Cocktail margarita: ricetta, ingredienti, storia e abbinamenti

Il Messico è un territorio dagli aspri contrasti. Nel corso del XX secolo, il Paese ha vissuto l’evolversi di scontri significativi; la rivoluzione messicana del primi anni del 900 fu una vera e propria guerra civile che degenerò in una lotta per la conquista del potere.

Furono anni sanguinosi per lo Stato centro americano a cui seguì una netta frattura tra il potere esecutivo e quello temporale durante i quali lo Stato impose una forte repressione alle comunità religiose e alle strutture cattoliche. Se Il ventennio prima degli anni Trenta fu una miscela esplosiva preparatoria alla Rivoluzione, gli anni successivi a tale ideale spartiacque permisero una riorganizzazione sociale importante con la creazione di una nuovo tessuto contrassegnato da figure più colte e progressiste.

In un contesto di aspri confronti, di lotte profonde e di nuovi ideali, nacque, probabilmente, uno dei cocktail più conosciuti ed apprezzati al mondo.
Il Margarita, secondo opinioni comuni, ma non del tutto certe, nacque intorno agli Anni Trenta in Messico ed è da molti considerato come il fratellastro cattivo di un altro cocktail famosissimo: il Daiquiri che nacque, quasi contemporaneamente, nato nel sole cubano.

Il cocktail Margarita è un figlio prediletto dei luoghi che ne videro la nascita con i quali condivide i toni aspri ed il carattere forte; il tasso alcolico della tequila, che ne è protagonista indiscussa, è ben più elevato del rhum con il quale si compone il Daiquiri dai toni assai più melensi e dolciastri.

Nonostante la sua asprezza di fondo il Margarita è diventato nel tempo un simbolo di eleganza e raffinatezza assoluta da sorseggiare in compagnia o, ancor meglio, da soli. Nel quadro “I Nottambuli” realizzato dall’artista Hopper negli anni Quaranta risiede tutta la magia dell’assaporare un cocktail nella notte solitaria di un’America che si è lasciata alle spalle l’era proibizionista.

E’ l’industria cinematografica americana a sdoganare il cocktail come status symbol di un’epoca; nelle pellicole, ormai un po’ vintage, ma giustamente consegnate alla storia, le scene in cui i protagonisti siedono al bancone di un bar per sorseggiare un cocktail sono ben altro che funzionali al copione, ma rappresentano un immaginario collettivo di un nuovo che avanza.

Benché ormai dimenticata nelle pieghe della storia l’origine del Margarita, si confonde con la leggenda; il cocktail, però, non ha perduto il suo fascino un po’ rude ed è ancora oggi simbolo e protagonista di socialità e relazioni personali.

Cerchiamo, allora, di scavare tra la storia ed il mito per scoprire la storia di uno dei cocktail più famosi ed apprezzati da quasi un secolo.

La storia del Cocktail Margarita

Non ci sono elementi precisi che ci possono condurre ad un’origine certa del cocktail messicano. Come abbiamo già avuto modo di dire, infatti, i racconti e la tradizione si snodano in un percorso confuso e, talvolta, incerto.

Possiamo partire con un dato certo però: nel dicembre del 1953 sulle pagine del periodico Esquire America apparve la ricetta di un nuovo drink a base di tequila, succo di lime, triple sec da servire in coppa con sale sul bordo.
Il nome del cocktail ancora non è specificato, ma esistono fondate ragioni per pensare che si tratti del nostro Margarita. Il fatto che la pubblicazione sia aperta da un folkloristico incipit spagnolo non fa che alimentare le nostre certezze.

Quel che appare certo che il cocktail fosse stato creato ben prima del 1953, ma da qui in avanti la vicenda si fa nebulosa. Sono almeno quattro, infatti, i soggetti che rivendicano la paternità di un drink che avrebbe fatto storia.

Sulla figura di Carlos Danny Herrera che inventò il cocktail nel 1938 nel suo locale (il Rancho La Gloria di Tijuana) per omaggiare una splendida attrice (Marjorie King) che beveva solo tequila poiché allergica agli altri alcolici, esiste più di una testimonianza senza però avere elementi di certezza assoluta.

Un secondo contendente al ruolo di primo inventore del Margarita è una facoltosa signora (Margarita Sames) che disse di aver, per prima, realizzato il celebre cocktail nel 1948 per alcuni amici durante una vacanza ad Acapulco. Il caso volle che tra essi vi fosse anche Mister Tommy Hilton (forse compagno della donna) che lo avrebbe lanciato in tutti i bar della sua catena alberghiera.

Il terzo pretendente al primato è un barista di Ensenada (Don Carlos Orozco) che realizzò la bevanda nel 1941. Racconta la leggenda che Don Carlos fosse intento a sperimentare al bancone del bar quando entrò nel suo locale la bellissima Margarita Henkel figlia di un ambasciatore tedesco e che la ragazza avesse apprezzato particolarmente la bevanda. Il drink, in suo onore, venne chiamato Margarita.

Una tra le tesi più accreditate, infine, indica in Danny Negrete (barman messicano) il reale inventore del cocktail; una prima ipotesi è che il drink debba il suo nome alla cognata del Negrete, mentre una meno attendibile, ma più affascinante riconduce il nome stesso ad una ballerina che era solita esibirsi nel locale ( l’Agua Cliente Race Track) ove lavorava il Negrete. La danzatrice, Margarita Cansino sarebbe diventata, qualche anno dopo la divina Rita Hayworth.

Il mistero sulle origini del Margarita rimane tutt’ora irrisolto. Il significato stesso del nome non ci aiuta; se non si tratta di una dedica ad un’avvenente donzella, rimane il dubbio poiché il termine in spagnolo indica il fiore, mentre se fosse di derivazione latina potrebbe indicare la voce perla.

Qualunque sia l’etimologia del nome ed, indipendentemente dalla reale identità del suo inventore, il Margarita, con le sue numerose rivisitazioni, rimane un’icona di stile e di eleganza. A lui, ancora oggi, viene dedicata una data specifica che lo celebra: il 22 di febbraio di oggi, infatti, si festeggia l’International Margarita Day.

Ingredienti del cocktail Margarita

La ricetta tradizionale del Margarita non prevede troppi ingredienti. Quelli necessari alla realizzazione del drink sono tre:

  • Tequila
  • Triple sec
  • Succo di lime

In aggiunta a questi, naturalmente non possono mancare sale fino e ghiaccio.

Pensando alla tequila, impossibile non pensare al Messico. Si tratta, sicuramente, del distillato più conosciuto del Paese centro americano. La tequila viene realizzata fermentando il succo degli zuccheri contenuti nel cuore dell’agave il cui ricavato verrà sottoposto a distillazione. Il risultato finale è un super alcolico che può raggiungere i 70°.

Il Triple Sec è un distillato che deve il suo nome al lungo processo di distillazione che precede il momento effettivo dell’imbottigliamento. L’ingrediente principale che lo compone è la buccia di arance (meglio se provenienti da Haiti) che vengono poste in fusione nell’alcool, filtrate e successivamente sottoposte a tripla distillazione.
Il risultato finale è un liquore incolore con gradazione tra 15 e 40°, utilizzato nei cocktail come modificatore di gusto.

Il succo di lime, infine, si ricava dalla spremitura dell’agrume indicato nel nome stesso.

Il distillato Triple Sec più utilizzato nella ricetta originale è il Cointreau, un liquore francese già conosciuto e consumato nel XIX secolo a base di scorze di arance dolci e amare, zucchero e, ovviamente, alcool.

Con il passare degli anni la ricetta tradizionale del cocktail Margarita ha subito alcune modificazioni non perdendo la propria esclusività ed il proprio gusto. Alcune versioni prevedono l’introduzione di ingredienti aggiuntivi come succo di fragola, mirtillo, banana o pesco idonei a conferire una nota maggiormente fruttata al drink.

La ricetta del Cocktail Margarita

Per preparare un drink secondo i canoni più tradizionali, è necessario carpire qualche segreto dai barman più esperti.

Il primo passo da compiere è occuparsi della coppa che conterrà il liquore. La forma tipica è quella a sombrero che noi tutti abbiamo già avuto modo di vedere, la peculiarità è che deve essere fredda prima di accogliere il Margarita all’interno. Si può raggiungere l’effetto desiderato mettendo la coppa in freezer per qualche minuto oppure mettendo qualche cubetto di ghiaccio al suo interno, l’effetto finale è lo stesso.
Successivamente è opportuno passare una fettina lime sul bordo della coppetta per inumidirlo per poi cospargerlo di sale (alcuni barman propongono non seguire tutto il bordo, ma solo metà di esso).

Il secondo passo da compiere sarà la spremitura del lime; per ottenere maggior succo è opportuno massaggiare l’agrume prima dell’operazione di spremitura, quindi sottoporlo a filtraggio e rovesciarlo nello shaker.

Il terzo passo è aggiungere al succo di lime, la Tequila, il Triple Sec ed il ghiaccio per poi scuotere con vigore per almeno una decina di minuti. Al termine dell’operazione il drink è pronto e può essere consumato immediatamente.

Il cocktail non si presta alla conservazione a lungo periodo.

Quali abbinamenti di cibo con il cocktail Margarita?

Il drink nasce come un after dinner di grande eleganza; è il tipico distillato da sorseggiare piano nel dopo cena da soli o compagnia, ma nel tempo è diventato un ottimo aperitivo.

Il gusto forte e deciso del cocktail si sposa con la sapidità imposta dalla bordatura della coppetta che lo contiene creando un connubio ad alto gusto, che viene esaltato dagli abbinamenti giusti in termini di cibo.

Il cocktail si sposa deliziosamente con piatti dal gusto altrettanto deciso e particolarmente speziati. Ne sono un esempio le ricette come le alette e medaglioni di pollo piccanti ed i piatti tipici messicani come burrito. tacos e tortillas ripiene di manzo. Alle nostre latitudini, invece, il drink, se consumato prima di cena, si accompagna con salumi importanti (come la n’duja) e formaggi saporiti.
L’abbinamento col pesce trova nella frittura il connubio migliore mentre per un happy hour sofisticato è perfetto l’incontro con frutta esotica come mango e papaia.

In via generale il sapore pulito di un Margarita è ottimo per rinfrescare la bocca da spuntini piccanti e grassi per prepararsi ad una cena, ma l’evoluzione dei costumi e l’avvendo dal cibo etnico lascia aperti spiragli per trovare abbinamenti sempre più arditi.

Per un dopo cena in compagnia e come preludio ad una serata di danze, il Margarita può essere accompagnato anche da cibi dolci serviti in monoporzioni. Per un appuntamento speciale sono perfette creazioni con frutta e mascarpone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *